angolo_del_pezzente

Chi fa il nostro mestiere (ovvero il sistemista da battaglia) sa bene che spesso l’esigenza del cliente si scontra irrimediabilmente con l’offerta fatta dal commerciale. Spesso quindi ci troviamo a porre delle pezze a delle mancanze altrui e spesso queste pezze si chiamano keygen o “versioni enterprise”.

Non c’è da stupirsi quindi se vengo mandato ad installare un server e nell’offerta non era incluso il sistema operativo o, peggio ancora, mi ritrovo con 48 gb di ram installati e una licenza di windows 2008 foundation (che ne supporta 8).

Dato che ultimamente la virtualizzazione va di moda, dovendo competere con una valanga di cantinari cialtroni, il trend era quello di vendere dei server belli carrozzati e buttarci sopra ESXi (versiona gratuita dell’Hypervisor di VmWare) che fino alla versione 4 aveva dei limiti accettabili per essere installato free (numero di core/cpu utilizzabili e poco altro), peccato che dalla 5 la signora Diana Vmware (perché non tutti sanno che l’inventore di vmware è donna http://en.wikipedia.org/wiki/Diane_Greene) ha deciso che era meglio segare anche la RAM utilizzabile a 32 GB.

Realisticamente parlando, 32 GB per virtualizzare non sono niente, e ammetto che in un occasione ho dovuto usare una “licenza” per godermi tutta la mia bella ram sul server ESXi… La cosa però mi indisponeva, quindi mi sono impegnato nel trovare un degno sistema di virtualizzazione alternativo, ovviamente sempre basato su linux/kvm, dato che Microsoft Hyper-V è lammerda.

Mi sono quindi imbattuto in Proxmox VE, un fantastico prodotto di teutonica fattura: quindi bello e funzionante. E’ un prodotto molto giovane (5 anni di sviluppo) ma si basa sulla solidità della virtualizzazione kvm di lunux e sulla distribuzione debian.

Ci smanaccio con soddisfazione dalla versione 1,7 e attualmente siamo alla 3.0 e ho già diverse macchine in produzione alcune delle quali mission critical e mi cascassero le palle, non hanno mai perso un colpo, mi sono permesso anche di fare cose che con esxi me le sognavo, tipo passthrough di periferiche usb e backup delle vm su dischi usb collegati al nodo fisico, aggiungiamo una gestione del tutto da una comoda e fiqua interfaccia in AJAX (fanculo al vsphere client) utilizzabile da qualsiasi dispositivo dotato di browser e un client di gestione per android e una procedura di aggiornamento che è a prova di idiota (apt-get dist-upgrade) e otteniamo lo stato dell’arte della virtualizzazione free.

Per tutti quelli che sono interessati a provare ed implementare un sistema di virtualizzazione senza spendere una lira in licenze per l’hypervisor questo è il top, ha alle spalle una community della madonna (forum e guide si sprecano) e basta masticare qualcosa di linux per cavarsela.

Come tutte le cose ha degli aspetti negativi, che sono per lo più legati al fatto che per essere mantenuto bene va gestito da persone capaci, se lo dai in mano a un cantinaro ti dirà che “questa roba non funziona, meglio un pc con uindos 8 e virtualbocs che fai tutto coi pulsanti hurr durr” perchè non ci capisce un cazzo e vabbè e che per essere installato necessita ovviamente di cpu che supportano la virtualizzazione in hardware (intel vt o amd-v). Consigliato ma non indispensabile un buon comparto storage (leggasi controller raid seri con cache).

Maurizio RanziniAngolo del pezzentefree,keygen,kvm,pezzente,proxmox
Chi fa il nostro mestiere (ovvero il sistemista da battaglia) sa bene che spesso l'esigenza del cliente si scontra irrimediabilmente con l'offerta fatta dal commerciale. Spesso quindi ci troviamo a porre delle pezze a delle mancanze altrui e spesso queste pezze si chiamano keygen o 'versioni enterprise'. Non c'è da...